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Splendidi
scenari storici, luoghi suggestivi che rappresentano il cuore di Roma: il
Colosseo e i Fori Imperiali sono possenti maestà frutto di un epoca che col
passare inesorabile del tempo è rimasta viva, muta e immortale. Sono luoghi che
hanno sopportato con fierezza l'invadente passaggio delle epoche successive,
restando sempre il simbolo della città di Roma. Con fierezza si sono anche
prestati a fare da cornice ad un doppio concerto davvero eccezionale,
risultandone la coreografia più bella. Questo è stato però un evento che non ha
lasciato segni tangibili, non ha modificato nè alterato la statica struttura
storica della zona, ma comunque resterà nella memoria della città, e soprattutto
in quella di quel quasi mezzo milione di persone che era lì col cuore gonfio di
mille emozioni. Sono bastate poche ore a Paul McCartney per entrare a far parte
degli eventi storici che hanno interessato il Colosseo e i Fori, e l'ha fatto
nel modo più semplice che conosce: facendo musica. Domenica, al concerto
gratuito, quattro generazioni si sono unite per ascoltare, cantare e applaudire
le canzoni dei Beatles e di Paul; c'era chi riviveva emozioni provate già
quaranta anni fa e chi vedeva materializzarsi il proprio mito per la prima
volta. L'atmosfera era magica: tra monumenti immortali risuonava una musica
altrettanto immortale. Forse non è solo un caso che sia stata proprio la musica
dei Beatles a riuscire ad unire così tanta gente, e soprattutto di età così
diverse, accomunati tutti dalla stessa passione; è bello pensare, peccando di
superbia, che quelle canzoni siano davvero all'apice di un'ipotetica piramide
musicale e che, a distanza di tanti anni, riescano ancora a raggiungere primati
eccellenti assolutamente meritati. Durante l'attesa la consapevolezza di chi
erano i Beatles, la passione per le loro canzoni e l'impazienza di poter vedere
almeno Paul McCartney creano una trepidazione palpabile, allegra, le ore passano
velocemente ma quando finalmente su quel palco arriva il mitico baronetto il
tempo, altrettanto velocemente, scorre all'indietro e con i brividi addosso
tutta la folla urla e canta, inebriata dall'atmosfera esilarante e trascinata da
McCartney. Insieme all'euforia per un concerto così bello e spettacolare, però,
non è mancata una malinconica ombra di tristezza per un passato troppo lontano e
per un mito scomposto dal tempo nella sua integrità, anche se vivo nella
memoria. Più di una volta anche lo stesso McCartney ha voluto ricordare questo
passato omaggiando gli amici Lennon e Harrison, sia attraverso le immagini sia
cantando per loro una canzone. Durante il concerto ha ripetuto tante volte
"grazie Roma" col suo italiano un pò stentato, colpito dalla bellezza suggestiva
del luogo e dal mare di folla che lo circondava. Ma un rigraziamento se lo
merita anche lui per aver fatto emozionare Roma, facendosi ancora una volta
portavoce di un mito e di una musica che può raccontare e trasmettere ancora
tanto.