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Tutte le recensioni e gli approfondimenti sono stati gentilmente scritti da Alice

Il 1968 fu l'anno della mobilitazione globale della cultura giovanile, che diede vita ad un'epoca antieroica, antimilitarista, anticonformista, utopistica, anarchica, psichedelica e mistica. Fu un anno di rivolte, di contestazioni politiche e di violenze. I Beatles riflettevano nella musica quello che accadeva nel mondo, e raccontarono in maniera personale questo grande e caotico vortice nel disco The Beatles, ribattezzato The White Album. Raggiunta una certa maturità, i quattro fondono i loro mondi interiori in un unico grande capolavoro musicale, rappresentato da trenta mutevoli canzoni che alternano intelligentemente i più disparati stati d'animo, grazie all'astuto ordine di inserimento dei brani diligentemente studiato da Lennon, McCartney e George Martin. La chiarezza e la cristallinità del suono diventano elementi caratterizzanti l'intera opera e ne rappresentano il denominatore comune, che dà compattezza e omogeneità ai diversi stili presenti. Cantano l'amore (Martha my dear, Long long long, Julia, I will), la non violenza e la politica (Revolution 1, Back in the USSR), riportano le esperienze e gli insegnamenti appresi in India, a Rishikesh (Mother nature's son, Yer blues, Wild honey pie, I'm so tired, The continuing story of Bungalow Bill, Dear Prudence, Sexy Sadie): una gran quantità di affascinanti anime musicali che sfiorano la perfezione, espressa in una copertina totalmente ed elegantemente bianca. Essa appare come un controsenso, una contraddizione: all'interno due dischi la cui musica sembra provenire da un'incredibile Torre di Babele, fuori il mondo in piena fase caotica ed evolutiva e l'album invece si presenta vuoto, pulito, puro, bianco. Forse però la scelta di questo colore/non colore non è del tutto fuori luogo. Le canzoni dei Beatles non sono altro che la rappresentazione manifesta di quello che i loro occhi, sia fisici che spirituali, vedono e comprendono e quindi il bianco, che è il risultato della sintesi dei sette colori dell'iride, può essere considerato come un grande occhio, capace di introiettare lo sguardo verso le sue luminose e variopinte quattro anime e di rivolgerlo anche alla realtà storica del mondo. La scelta della copertina la effettuò l'artista Richard Hamilton, ma prima realizzò un collage utilizzando le foto dei Beatles, e fu inserito tra i due dischi come poster. Lo stesso Hamilton ebbe l'idea di numerare gli album e venne fatto per tutte le copie della prima tiratura. I primi quattro dischi li presero i Beatles ovviamente! Questa trovata delle numerazioni ancora oggi fa impazzire i collezionisti...e non solo. Cifre astronomiche pesano sui numeri che vanno da 000001 a 000010 (8000 sterline) e vanno a scalare mano mano che la numerazione sale. Il White Album si pone decisamente più avanti rispetto a tutte le altre musiche e gruppi a lui coetanei, perchè è strutturalmente più rivoluzionario e apre le porte ad un nuovo genere di rock.