Era Beatlesmania al suo
estremo, e trasformava gli oggetti del devoto fervore in reclusi dentro gli
hotel e fantomatici prigionieri di polizia quando erano in transito.
Il fenomeno era dilagato in
modo esorbitante e aveva raggiunto livelli di fanatismo incredibili.
Non
potevano considerarsi nella maniera più assoluta tranquillamente liberi di
circolare, agire e vivere perchè poteva davvero risultare pericoloso. I
concerti rappresentavano per i Beatles dei momenti di forte tensione mentale e
psicologica, travolti da qualcosa di molto più grande di loro.
Divinizzati e santificati dai
fans a tal punto da voler introdurre handicappati, spastici, bambini malati e
invalidi nei camerini con l'insolente, inutile e per nulla dignitosa pretesa
di spingerli ad un contatto il più possibile ravvicinato, anche fisico, con i
quattro Beatles. Senza riguardo per i malati, i quali radunati a centinaia si
trovavano involontariamente coinvolti in scene e situazioni irreali,
imbarazzanti e turbanti,
questi accompagnatori, genitori o infermieri li lasciavano dietro le quinte e
nei camerini, così che i Beatles per passare dovevano farsi largo tra di loro.
Tutto ciò a lungo andare era tremendamente sconvolgente e snervante.
Il mondo era impazzito e le
tourneè ne furono una dimostrazione manifesta. Ogni tappa, ogni concerto erano
per i Beatles come un' incredibile realtà parallela, più pazza, più stressante
e pressante di quella a cui erano abituati. Continuamente sotto pressione,
anche nei momenti di pausa quando le stesse autorità locali pretendevano di
incontrarli presentandosi nell' hotel dove alloggiavano, così come il
personale della sicurezza, gli organizzatori e i gruppi musicali minori.
L'euforia, la curiosità, la
novità dopo un pò persero il loro fantomatico splendore; per reggere i ritmi
frenetici e incalzanti, e per affrontare al meglio ogni situazione, affidavano
le loro menti e le loro energie all'alcool, alle pasticche e al fumo che
attutivano, smorzavano e annebbiavano la caotica realtà, ricaricando di forza
ed eccitazione.
Negli anni dal '63 al '65 il
gruppo fu protagonista di una serie incredibile di eventi, che a livello
personale contribuì ad una crescita progressiva e determinante, e a livello
pubblico ad ingigantire sempre di più il mito e a conferirgli un' importanza
esclusiva e mondiale. Fecero una tourneè in Europa; il tour dell' Inghilterra
per due volte; il tour dell' America e dell' Estremo Oriente, toccando anche
l' Australia e la Nuova Zelanda; incisero quattro album, A Hard Day's Night,
Beatles for Sale, Help!, Rubber Soul; furono impegnati nella registrazione di
due film, A Hard Day's Night e Help!; parteciparono a numerosissime
trasmissioni radio e televisive; inevitabilmente si modificò la loro visione
del mondo dopo l'assunsione dell' LSD; il 12 giugno 1965 ricevettero dalla
Regina l' MBE e il 27 agosto dello stesso anno incontrarono Elvis Presley.
I concerti e la Beatlesmania
stavano diventando per il gruppo un pesante ostacolo, che gli impediva di
avere il controllo completo sul loro lavoro. Cominciò a crescere l' esigenza
di ritornare alla normalità, di riappropriarsi di un pò di vita privata, ma
soprattutto di tornare in studio di registrazione dove potevano liberamente
dare sfogo alla loro creatività.
Mentre dal '63 al '65 furono
sempre in viaggio tra una tourneè e l' altra, la qualità tecnica di esecuzione
dei brani musicali andava progressivamente peggiorando. Lo studio
rappresentava il luogo ideale dove poter suonare, sperimentare, creare;
racchiusi nella quiete del loro mondo, avevano tutti i mezzi per poter mettere
in atto i risultati delle loro ispirazioni e ritrovarono infatti l' entusiasmo
che permise loro di creare quella grande innovazione musicale che prese il
nome di Revolver.
Dopo l' esperienza
assolutamente negativa delle Filippine, si resero conto che tutto aveva
raggiunto proporzioni esagerate, la popolarità dei Beatles aveva dato alla
testa più ai fans, o comunque alla popolazione in generale, che ai Beatles
stessi.
Tutti e quattro avvertivano
le stesse esigenze, avevano raggiunto livelli di saturazione verso le
esibizioni dal vivo. Si sentivano frustrati e insoddisfatti, erano
perfettamente consci di riempire gli stadi non per merito della loro musica ma
per l'immagine e lo spettacolo che davano semplicemente apparendo e
mostrandosi. Erano stanchi e annoiati, volevano smetterla di sentirsi dei
burattini e di muoversi in quella follia smisurata.
Decisero quindi di comune
accordo che quello a Candlestick Park, l' ultima tappa del terzo tour
americano, il 29 agosto 1966, sarebbe stato il loro ultimo concerto. Da allora
i Beatles non apparvero ami più in pubblico per esibirsi in uno spettacolo dal
vivo.