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IL
VIAGGIO IN INDIA
Il primo incontro dei Beatles con Maharishi Mahesh Yogi avvenne il 25 agosto
1967 a Bangor, in Galles, dove questi teneva una conferenza.
L'esperienza colpì ed entusiasmò subito tutti, era la loro prima vera occasione
di approccio diretto con la filosofia orientale e suonò come la risposta ai
dubbi e alle incertezze dell'esistenza. Si aggrapparono tutti e quattro ai
messaggi trasmessi da Maharishi, ritrovando la verità di se stessi.
Era quello che stavano cercando, e lui era la persona giusta che trasmetteva i
giusti insegnamenti per districarsi nei labirinti della propria identità.
L'LSD aveva aperto loro le porte su orizzonti sconosciuti attraverso viaggi che,
anche se distruttivi, a livello di percezioni stravolsero i normali confini di
realtà interna ed esterna.
Ma la droga non bastava, non poteva dare le risposte più importanti e non era
una guida sicura da poter seguire. La trovarono invece in Maharishi, il quale
predicava la meditazione e l'elevazione dello spirito verso Dio.
Era il completamento di ciò che avevano iniziato con l'LSD. In quel periodo
smisero infatti di fare uso di droga, semplicemente non ne sentivano il bisogno.
Il più attratto dalla cultura indiana era George Harrison. Mentre per gli altri
era solo una nuova esperienza, necessaria e importante ma esclusivamente
un'esperienza legata a quel momento, per Harrison divenne un vero e proprio
cambiamento di pensiero e di vita. Si stava avvicinando molto alla religione
indiana, dopo essere già stato ammaliato dalla musica.
Quando nel febbraio del 1968 Harrison decise di andare a Rishikesh, dove
Maharishi teneva un corso per occidentali che volevano diventare maestri di
meditazione trascendentale, gli altri Beatles lo seguirono immediatamente.
D'altronde facevano sempre tutto insieme, condividevano ogni situazione ed
esperienza, e non perchè ci fosse alcun contratto vincolante come band, ma solo
perchè erano quattro giovani amici molto uniti.
Il loro scopo non era quello di diventare dei maestri, volevano esclusivamente
conoscere e studiare meditazione trascendentale.
E così, accompagnati dalle loro mogli, andarono ai piedi dell'Himalaya per
cominciare questa avventura. Si sistemarono in una sorta di campo vacanze,
isolato e a diretto contatto con la bellissima natura.
Il gruppo era formato anche da molte altre persone, le giornate ruotavano
attorno alle lunghe meditazioni, mangiavano cibo vegetariano e ascoltavano
Maharishi nelle sue brevi conferenze.
I Beatles però avevano il loro genio musicale che si era come risvegliato,
avendo liberato le menti dalla cappa pesante della droga. Quello fu un periodo
molto prolifico; in tutto composero trenta nuove canzoni, e proprio a Rishikesh
registrarono ventitre provini, sette di McCartney (Blackbird, OB LA DI OB LA DA,
Mother Nature's Son, Rocky Raccoon, Back in the USSR, Honey Pie e Junk che però
uscì sul suo primo album da solista), cinque di Harrison (While My Guitar Gently
Weeps, Piggies, Circles che registrò solo nel 1982, Sour Milk Sea ceduta ad un
altro artista della Apple, Not Guintly dai Beatles registrata e mai pubblicata e
poi ri-registrata da solista nel 1979) e ben undici di Lennon (Revolution 1,
Everybody's Got Something to Hide Except Me and My Monkey, Cry Baby Cry, Sexy
Sadie, Yer Blues, Dear Prudence, I'm so Tired, The Continuing Story of Bungalow
Bill, Julia, What's the New Mary Jane registrata dai Beatles ma mai pubblicata,
Child of Nature trasformata poi in Jealous Guy e pubblicata da solista
nell'album Imagine).
Il primo a lasciare l'India fu Ringo Starr, McCartney restò fino a marzo e
Lennon ed Harrison resistettero per tutta la durata del corso, fino ad aprile.
Durante il soggiorno si divertirono molto, piacque a tutti ma alla fine furono
piuttosto delusi. Nessuno del gruppo ebbe un'illuminazione spirituale, e il
maestro Maharishi ai loro occhi cominciò a perdere credibilità, il grosso
montaggio di santità e grandezza d'animo perdeva i pezzi.
La vicenda poi, a causa della stampa e delle voci esterne, prese una piega
diversa, ci si ricamò molto sopra e risultò tutto più sporco, spiacevole e
intricato di quanto non fosse veramente.